Per anni la nostra campagna è stata intitolata “fai una pausa dalla normalità”. Un motto che in qualche modo guida tutt’ora il nostro modo di immaginare e inventare Circo all’inCirca, progetto che promuove una visione della cultura non elitaria, uno sport che trasforma l’agonismo e un’idea che ha l’ambizione di ristrutturare il tempo libero con un progetto che vada oltre certi i rapporti di forza che governano molti ambiti della nostra vita diventando progetto sociale.
Peccando un po’ di presunzione pensiamo che il nostro modo di vivere e far vivere il circo abbia contribuito ad un cambiamento: solo pochi anni fa in città dire circo evocava scenari esotici con elefanti e carovane di zingari oppure, nelle migliori ipotesi, immagini mitologiche di multinazionali canadesi, cose che possono succedere solo oltre oceano. Oggi invece non è più così, la scena culturale regionale programma circo assieme a teatro, musica e danza; ma la cosa più sorprendente è che lo chiama “contemporaneo”. Altri segnali del cambiamento sono un città intera che si raccoglie attorno al parco Moretti ogni anno per Terminal, oppure la nascita di corsi circensi anche all’interno di sport che un tempo avrebbero ritenuto il circo una cosa “sporca", per disadattati. La si potrebbe definire un’emancipazione del circo, chi scrive -suo malgrado- frequenta anche qualche cosiddetto palazzo del potere e con una punta d’orgoglio ritiene di aver contribuito a trasformare la percezione sul nostro mondo anche in quel contesto: ricordo con un sentimento agrodolce i tentativi fallimentari di spiegare il circo e il Circo all’inCirca ai policy makers di un decennio fa.
Il contesto in cui nacque "una pausa dalla normalità" dunque era la volontà, o forse l’esigenza di dire al mondo che è possibile far fiorire nuove visioni e proposte in grado di trasformare le comunità. Il linguaggio circense in questo è stato e continua ad essere un ottimo strumento simbolico. Soprattutto oggi, che appena quando viene nominato non appare più un fenomeno esotico, ma una forma di espressione culturale degna di calpestare i palcoscenici importanti della città.Aggiungere il pronome “mia" allo slogan degli inizi dunque non ha l’intenzione di individualizzare un concetto che sin dal primo momento ha desiderato essere un punto d’accesso per la creazione di comunità. Piuttosto indica una nuova fase nella costruzione di un mondo, quello del Circo all’inCirca, uno spazio simbolico prima che una palestra, un luogo in cui riteniamo che proprio attraverso la sospensione del giudizio e di certe dinamiche del “mondo normale" si possano incontrare le persone.
In un contesto storico tribale, per così dire, dove spesso il bianco si oppone al nero senza possibilità di dialogo e interpretazione, dove il capitale finanziario ci ha abituato a tenere in considerazione solo la forza e il successo, mai la debolezza, ci sembra sia fondamentale ricostruire i focolai attorno a cui nascono e crescono le comunità. Quegli spazi che formano e trasformano le persone. È con questo obiettivo che la nostra campagna pubblicitaria ha voluto dare voce a chi vive nel mondo “normale”, approdando al Circo all’inCirca per la sua pausa. Immagino che fino a poco tempo fa per un dottore sarebbe stato fin troppo imbarazzante comparire su una campagna pubblicitaria dovendo ammettere nel proprio contesto lavorativo di “fare circo” per passione. Invece oggi ci sembra sia divenuta quasi una rivendicazione, uno status. Se questo è vero sicuramente il cambiamento non è avvenuto grazie alle tecniche di circo che insegniamo, bensì grazie alla costruzione di uno spazio attorno alla pratica del circo: la nostra palestra è anche un piccolo fuoco attorno a cui chiunque può sedersi chiudendo la porta della propria quotidianità, non per fuggire, ma per imparare a reinterpretarla e trasformarla: il giorno successivo sarà ancora lì, la quotidianità, ma forse sarà diversa. Ringraziamo tutte le persone con dei mestieri delle giornate "normali" che hanno voluto prendere parte alla nostra campagna pubblicitaria dicendo al mondo che la siamo la loro pausa dalla normalità. Buona pausa anche te, sei nella percentuale bassa, quella delle persone che hanno letto fino a qui! Probabilmente non rientri nella normalità.
Rock’n’roll. Il presidente.